Area Archeologica di Tavernelle

Area Archeologica di Tavernelle.jpgLa più antica citazione del toponimo Tavernelle, nella sua forma latina è in un documento del Codice Bavaro (sec.VI-X), in cui fra i luoghi confinanti con due fundi posti sulla via Flaminia, alla distanza di sette-otto miglia da Forum Sempronii, viene citato anche Casalis Tavernula. Mentre casale sembra indicasse un appezzamento di terra su cui sorgeva una casa e su cui venivano distribuite le colture, Tavernula ripete certamente in forma diminutiva il vocabolo latino taberva, vale a dire locanda, ostaria. Ed appunto una taberna è da porre all'origine del nome e dell'abitato di Tavernelle.
Lo scrittore latino Varrone, in un passo del "De re rustica" ci fornisce un'indicazione preziosa per comprendere l'origine della nostra locanda, quando consiglia espressamente ai proprietari che abbiano fondi a lato di vie pubbliche, di costruirvi "tabernae devorsoriae" per la sosta e il ristoro dei viandanti.

L'area di Tavernelle rispondeva appieno alle indicazioni di Navarrone, attraversata com'era dalla Flaminia, l'importante via consolare aperta nel 220 a.C. per collegare Roma a Rimini ed alle regioni del nord, sulle quali i romani andavano progressivamente estendendo il loro dominio. D'altra parte la fertile campagna bagnata dalle acque del Metauro era in grado di fornire in abbondanza quei prodotti che servivano al ristoro dei passeggeri e dei giumenti che li trasportavano.

Fino a qualche anno fa si riteneva che della locanda che ha dato origine a Tavernelle non restasse che il vago ricordo nel nome; oggi, grazie ai rinvenimenti archeologici effettuati nell'area della chiesa parrocchiale, sappiamo qualcosa anche delle sue strutture. Non molto, per la verità, è emerso dalla terra: il tracciato dei muri perimetrali ed interni, la fondazione dei pilastri di un portico, canalette di scolo e poco più; quanto basta però per avere una idea, seppure generica, della natura e delle caratteristiche dell'edificio.

Posto a lato della Flaminia, che qui si allargava a formare una specie di piazzale, esso presentava sulla fronte un ampio cortile porticato, su tre lati del quale si disponevano gli ambienti della taberna vera e propria: stanze di diversa ampiezza destinate all'accoglienza dei passeggeri ed ai relativi servizi. Altri ambienti, posti nella parte posteriore dell'edificio erano invece utilizzati per la raccolta e la lavorazione dei prodotti agricoli della fattoria di cui la locanda stessa faceva parte. Fra gli oggetti recuperati nel corso degli scavi (vasellame di vario genere, anfore, monete) si segnala in particolare una testa marmorea di "Attis", personaggio mitologico legato al culto della dea Cibele. Lo scavo ha messo in luce anche il tratto della via Flaminia antistante alla taberna: la sede stradale risulta coperta da un basolato alquanto sconnesso, profondamente segnato dal ripetuto passaggio dei carri. 

Questo è quanto i dati archeologici ci consentono di conoscere o di supporre in relazione all'antica locanda di Tavernelle in cui i viandanti che percorrevano la Flaminia continuarono per secoli a trovare ristoro, forse fino a quando i barbari risalenti la via verso Roma non costrinsero gli abitanti di questi luoghi a cercare rifugi più sicuri fra i boschi delle non lontane colline.

(Prof. Giancarlo Gori)

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